Enogastronomia

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    Cucina semplice e qualità. Non è una contraddizione.
    È la sintesi gastronomica offerta dai ristoratori e dai produttori campellini.
    La maggior parte delle ricette proposte nei numerosi locali del territorio
    e nelle diverse sagre
    si rifà a quelle tradizionali,
    dei nostri nonni, contadini e pastori,
    che, con poca carne al fuoco, erano mossi dalla necessità di utilizzare (e riutilizzare)
    il poco a loro disposizione.
    Ma gli ingredienti, oggi più che allora, sono di prima scelta.
    E fanno la differenza:
    l'olio soprattutto, ma anche i cereali, il miele, il formaggio.
    Sapori semplici, genuini, forti... da leccarsi le dita.


    Sfogliando il calendario delle manifestazioni che animano il Comune di Campello nell'arco diProdotti di Campello tutto l'anno, subito balza all'occhio la varietà delle iniziative gastronomiche proposte.
    I prodotti tipici locali sono protagonisti di eventi e sagre che si riallacciano alla grande tradizione culinaria: dal tartufo alle lenticchie di coltivazione biologica, dall'olio dorato al farro, ai formaggi, alla ricotta.

    Durante le manifestazioni sono attivi punti di ristoro, luoghi di incontro e di degustazione delle diverse specialità gastronomiche: ed ecco che la fragranza soave del pane messo a lievitare, trasformato in frittelle dolci e croccanti, l'aroma inebriante del cioccolato fondente e della cannella, tipici della crescionda, gioia di grandi e piccini, il profumo della carne cotta alla brace, stordiscono i nostri sensi e catturano il nostro palato.

     

     


    Bruschetta

    La cucina del territorio è affidata senza dubbio all'olio extra vergine d'oliva, come condimento base, al formaggio pecorino, ai legumi alle erbe spontanee, alla pasta fatta in casa di svariate fogge (strengozzi, maccheroni, tagliatelle, gnocchi, frascarelli, etc.) e con infinite combinazioni di sughi.

     

    L'olio poi diviene protagonista ogni anno (a febbraio/marzo) della "Festa dei Frantoi", occasione ideale per degustare "l'oro verde" sulla classica bruschetta o come condimento raffinato delle pietanze locali.
    Fra queste compaiono frequenti le zuppe di cereali o legumi come il farro, la lenticchia, l'orzo, le fave e la cicerchia o il grano saraceno. 

     

     


    Le carni più usate sono innegabilmente quelle di

    Porchetta

    maiale, insieme a quelle di animali da cortile e di agnello, materia prima di profumati arrosti e tegami di spezzatino tartufato.
    Immancabile, alle feste paesane ed alle fiere, la tipica porchetta, maialino arrostito nel forno a legna, profumato di erbe aromatiche e "pilottato" con il suo grasso di cottura. 

     

    Nei giorni di vigilia si usa ancora cuocere baccalà arrostito, in umido o con l'uvetta.
    Le trote e le anguille del Clitunno infine sono prodotti ittici molto in uso nella cucina locale.


    In occasione di Feste e Solennità la tradizione dolciaria ha sempre avuto un ruolo importante.

     

    Per Natale si prepara "L'Attorta", un dolce secco, così chiamato perché attorcigliato a spirale come un serpente, di origine longobarda e gli "Gnocchi dolci".
    Per Carnevale, oltre alle classiche frappe e castagnole, condite con abbondante miele ed alchermes (liquore per pasticceria Attortadi colore rosso, inventato nel XV sec.), è d'uso la "Crescionda", dolce di origine medievale la cui ricetta è arrivata ai nostri giorni notevolmente modificata: ha perso infatti i contrasti di sapore agro-dolce, tipici del periodo, acquistando un gusto ed un aspetto sempre più raffinato. La ricetta originaria, infatti, prevedeva ingredienti quali: uova, pane raffermo, brodo di gallina, formaggio pecorino, "raschiatura" della buccia di un limone e zucchero a cui in seguito vennero aggiunti cioccolato fondente grattugiato o cacao amaro.

     


     

    Per Pasqua ogni famiglia prepara le pizze dolci e le pizze di formaggio (anche se ormai si trovano in vendita nei supermercati). La tradizione vuole che vengano mangiate la mattina di Pasqua, dopo essere state benedette dal prete, insieme al vino, al salame, alle uova lesse ed alla coratella d'agnello.

     

    Il vino (anch'esso benedetto) è continuamente rabboccato per tutta la settimanaPizza al formaggio di Pasqua.

     

    In tempi remoti per la festività di Sant'Antonio Abate si mangiavano i "purtugalli", arance e "ciambelle all'anice". Tradizione ancora oggi ben viva.

    Per S. Giuseppe si friggevano le "frittelle di pancotto" (oggi si usa il riso, cotto nel latte) condite con zucchero, cannella e cacao.

    Per i Matrimoni, le Cresime e le Comunioni non poteva mancare la "Zuppa inglese" o semplicemente la "Crema" e la delicata e soffice "Pizza Margherita".

     

     


    Fin dai tempi più remoti le festività e le ricorrenze sono scandite dalla preparazione rituale di pietanze e dolci, diverse per ogni occasione.