Tempietto del Clitunno

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    TempiettoIl tempietto è poco posteriore al San Salvatore di Spoleto (fine IV secolo) ed è il più interessante monumento tardo antico dell'Umbria.
    Quasi tutti gli storici sono concordi nel ritenere che il tempio sia cominciato ad essere costruito come pagano e fosse finito cristiano.
    Secondo altri, invece, sarebbe dell'VIII-IX . Di certo si sa che fu costruito sopra una delle tante sorgenti del fiume Clitunno, ricordate da Plinio. È facile vedere che quella specie di cripta ricavata sotto lo stilobate, non fosse altro che un serbatoio per la piscina, che era antistante il tempio. Questa fonte è ricordata negli Statuti comunitari di Pissignano. Forse il tempietto nacque come Maestà, vicino alla fonte, quasi a sottolineare la sacralità del dono divino dell'acqua.
    Sorge lungo il declivio del colle di S. Benedetto dominante la valle spoletina ed il fiume Clitunno. L’edificio è costruito per buona parte con materiali di recupero romani ed è composto da due ambienti sovrapposti. Il primo, a livello del suolo, funge da cripta e fa parte della primitiva costruzione pagana; il secondo locale, un tempo accessibile ai lati da due rampe di scale terminanti in un protiro, fa parte della ricostruzione altomedievale.
    La facciata “in antis”, costruita in regolari file di conci calcarei, è preceduta da un portico a quattro colonne, delle quali due cordonate e addossate a pilastri scanalati, e due centrali, affogliate come alberi di palma. Le colonne ed i pilastri terminano in eleganti capitelli corinzi che sostengono la trabeazione. Il frontone cela lo stupendo timpano scolpito a bassorilievo con volute racemate e fogliate, a ‘mo di pampini di vite, che incorniciano la centrale croce paleocristiana. Lo stesso motivo è ripetuto sul timpano della parete absidale. Sulla base del frontone, così come nei due accessi laterali, Particolare del frontonec’erano iscrizioni delle quali resta un solo frammento.
    All'interno della cella, circoscritta dall'abside, si apre un'edicola con frontone di tipo siriaco, con cornici finemente scolpite. Il timpano triangolare circoscrive la lunghezza dell'abside. Al centro, nel secolo VII, furono dipinti il Pantocreator come nelle basiliche romane, tra gli apostoli Pietro e Paolo, più due angeli che fanno ala in alto (frammenti). Tali dipinti sono ritenuti i più antichi dell’Umbria.
    Al centro dell’abside, sporge una piccola edicola. Frammenti dei frontoni laterali sono all'interno della cella. Sotto il podio si apre sulla facciata una porta arcuata, ingresso al corridoio e alla vasca per le abluzioni sacre. Alle pareti laterali si aprono quattro finestrelle arcuate.
    Il tempietto superò il medioevo senza danni.
    Nel 1571 il vescovo Lunel, nella visita pastorale, lo definisce abbandonato, in possesso di certo Antonio Brancaleoni di Spoleto.
    Nel 1730 lo possedeva un eremita di Monteluco, padre Ilarione, che ottenne dal vescovo di poter vendere alcuni marmi per acquistare suppellettile liturgica.
    Fra’ Paolo, cui era poi stato affidato, dopo un terremoto, che aveva staccato un cornicione, demolì i due portichetti laterali, mediante i quali si accedeva al pronao con scale: pietre e colonne furono vendute a Pierbiagio Fontana di Spoleto, che stava costruendo un suo altare in San Filippo di Spoleto. Si ricorse fino al papa, ma fu troppo tardi. Solo nel 1765 i1 card. Carlo Rezzonico emise un decreto per la conservazione del Tempietto, ma ormai lo scempio era compiuto.
    Profondi restauri furono operati dal parroco Pila Carrocci tra il 1858 e il 1894. Nell’antichità il tempietto fu rilevato nelle sue misure con disegni e schizzi dall’architetto Francesco di Giorgio Martini e dal grande Palladio, che se ne servì a modello per i suoi studi di architetture classiche.